Fin da giovane svolse la propria attività in luoghi diversi (Pavia, Venezia, Brescia, Firenze, Siena, Orvieto) spostandosi da una città all’altra dove su commissione esercitò il suo estro pittorico.
Le sue opere sono esposte in vari musei del mondo. Tuttavia anche di quelle eseguite a Fabriano nessuna è rimasta nella sua città natale. In un museo di Berlino si trova uno dei suoi primi affreschi “Madonna con Bambini e i Santo Niccolò e Caterina, che aveva dipinto per la chiesa di San Niccolò. Nella pinacoteca di Brera a Milano si trova il polittico di Valle Romita, che era destinato all’eremo francescano di Val di Sasso.
Dopo molte peregrinazioni si trasferì a Firenze (1420-1425) e si iscrisse alla “Compagnia dei pittori” di cui aveva fatto parte qualche decennio prima un altro celebre fabrianese: Allegretto Nuzi. Questa istituzione che annoverava i principali artisti fiorentini era stata fondata nel 1339 da san Luca, medico e pittore. Aveva sede nel secolare ospedale di Santa Maria Nuova dove gli artisti esercitavano i loro studi anatomici sul corpo dei ricoverati deceduti. In particolare i pittori erano anche immatricolati nella Corporazione dei “Medici e Speziali” perché assimilati agli Speziali per la macinazione e l’uso dei colori.
Aldo Pesetti nell’articolo pubblicato su L’Azione il 28 gennaio 2023 ci ha ricordato che sei secoli fa Gentile dipinse quello che è considerato il suo capolavoro: “L’adorazione dei Magi” datato 1423.
L’imponente pala d’altare, dipinta a tempera su tavola, gli fu commissionata dal facoltoso banchiere Palla Strozzi, raffinato umanista e uomo di grande cultura. Egli aveva fatto erigere una cappella di famiglia nella basilica di Santa Trinità, su progetto di Lorenzo Ghiberti. Qui fu collocata l’opera di Gentile dove rimase fino al 1810. Dopodiché fu prima trasferita nella Galleria dell’Accademia e successivamente nel 1919 presso la
Galleria degli Uffizi.
Nel 1812 a seguito delle spoliazioni napoleoniche dall’opera di Gentile venne asportata la predella a destra, “Presentazione di Gesù al Tempio”, che si trova oggi al museo del Louvre. È stata sostituita con una copia. Il capolavoro di Gentile fu restaurato nel 2004 presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze con il contributo di Abramo Galassi.
Gentile da Fabriano era un celebre esponente del gotico internazionale. Ma negli ultimi due anni del suo soggiorno a Firenze, entrando a contatto con il nascente movimento umanistico, fu influenzato dalla nuova corrente pittorica di cui faceva parte il giovane Masaccio. Il rinnovamento artistico che si stava affermando superava gli eccessi decorativi del gotico. Alcuni motivi stilistici sono palesati negli ultimi due lavori fiorentini di Gentile eseguiti negli anni 1423-1425, che gli furono commissionati dalla famiglia Quaratesi: un polittico per l’altare maggiore della chiesa di San Niccolò in Oltrarno, le cui pale sono state smembrate e si trovano in quattro diversi musei; un secondo polittico, “Intercessione di Cristo e Maria all’Eterno”, nel quale si evidenzia l’influenza degli affreschi che dipingeva contemporaneamente Masaccio nella Cappella Brancacci presso la Basilica del Carmine.
Con la nuova ambientazione, realizzata pochi anni fa, la grande pala di Gentile si può ammirare nelle sale 5 e 6 dedicate esclusivamente al Gotico internazionale (vedi figura). Qui si trovano anche le pale laterali del polittico Quaratesi, che raffigurano i Santi.
Da Firenze l’artista fabrianese si spostò a Siena e a Orvieto, nel cui Duomo si può ammirare un suo affresco raffigurante la Vergine col Bambino. All’inizio del 1427 si recò a Roma, dove ricevette una prestigiosa commissione dal papa Martino V per decorare la navata centrale di san Giovanni in Laterano.
La morte avvenuta dopo alcuni mesi gli impedì di portare a termine l’opera. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria Nova, l’odierna Santa Francesca Romana.
La sua tomba, andata perduta nel corso del tempo, è ricordata con una lapide, posta a suo ricordo per volontà dell’Amministrazione Comunale di Fabriano.






