“Il sacrificio del dottor Profili di Fabriano. Relazione di Terenzio Baldoni al Convegno Regionali di Studi sul tema: Il ruolo della Resistenza marchigiana nella guerra di Liberazione. Bilanci storiografici e nuove prospettive di ricerca”, svoltosi a Macerata il 23 maggio 2025, in occasione dell’80° anniversario della Liberazione (1945-2025).
Il dott. Engles Profili nacque a Fabriano il 2 ottobre 1905, agli albori del periodo storico denominato «giolittiano», dal nome di colui che, in qualità di presidente del Consiglio diede un’impronta nuova, seppur costellata di luci e ombre, alla politica italiana.
Il padre di Engles, Giambattista (Giobatta per gli amici), classe 1880, era un fervente socialista e una persona ambiziosa, titolare di una rinomata sartoria in piazza Garibaldi. Egli visse in prima persona la congiuntura economica sfavorevole che caratterizzò la società fabrianese dopo il 1860 e che ebbe ripercussioni negative sulle condizioni di vita della popolazione, alle prese, tra le altre cose, con il processo di concentrazione delle Cartiere Pietro Miliani, trasformate tra il 1902 e il 1906 da Giambattista Miliani da impresa a patrimonio familiare in una moderna azienda capitalista.
Ad alimentare ulteriormente il clima di incertezza intervennero le imponenti agitazioni dei cartai per i miglioramenti salariali e contro il carovita negli anni 1884, 1895-‘96, 1898, 1905-’06, 1908, in questo caso per ben 50 giorni, che costituì, secondo il prof. Enzo Santarelli, «una buona lezione di sindacalismo classista» e creò le basi – seppur tardive – per la costituzione della Camera del Lavoro nel 1919.
A ciò si aggiunsero i fatti cruenti della Settimana rossa, che a Fabriano condussero all’arresto di quasi 80 persone e all’ammonizione di Giambattista Profili, che nel dicembre 1914 partecipò a una dimostrazione di piazza a favore di quanti erano stati arrestati nel giugno 1914 e che si trovavano ancora in carcere in Ancona.
Nel 1917, l’anno di Caporetto, venne altresì arrestato perché trovato in possesso di materiale di propaganda «Pro Pace», mentre il 13 febbraio 1921 fu tra i fondatori della sezione comunista fabrianese, che gli affidò il compito di nascondere la bandiera in un’imbottita il 5 agosto e il 22 dicembre 1922, durante le occupazioni fasciste della città, inducendo la Questura a considerarlo un pericoloso sovversivo.
Tuttavia, Giambattista non si scoraggiò mai e da persona ambiziosa qual era immaginò per i due figli, Marsilio ed Engles, un futuro migliore del suo. Marsilio, il più grande, lo tenne a bottega con sé, mentre pensò di far studiare Engles (il suo nome doveva essere «Engels», in ossequio al filosofo tedesco, padre del socialismo scientifico, ma al momento del battesimo il parroco non glielo consentì), avendo intravisto in lui una particolare predilezione per le scienze naturali e per l’anatomia, oltre a «buona volontà, passione e forte intelligenza». Così lo iscrisse al prestigioso Regio Ginnasio di Fabriano e lui non disattese le aspettative paterne, perché concluse il corso degli studi liceali a Macerata e a Jesi in modo regolare e a 25 anni si laureò brillantemente in medicina a Messina, malgrado gli arresti e la condizione di confinato politico a Lagonegro (Potenza) e a Lipari nelle isole Eolie tra il 1926 e il 1929.
Come ha scritto nei primi anni Sessanta, in tre pagine dattiloscritte, il dott. Enrico Moriconi (1922-1981), il primo biografo di Profili e suo grande ammiratore, avendo con lui militato nel Fronte della Gioventù di Eugenio Curiel, di cui Engles era il responsabile locale, la severa educazione familiare improntata ai valori dell’impegno, dello studio, della libertà e della giustizia sociale, accompagnarono per tutta la vita il giovane fabrianese, che nell’autunno del 1921 giunse a Macerata per frequentare il Liceo Classico Giacomo Leopardi. Qui, come conferma la scarsa documentazione conservata nel locale Archivio di Stato, lontano dagli sguardi paterni, conobbe un momento di svolta in direzione della militanza politica attiva. Secondo Moriconi si arruolò, addirittura, negli Arditi del popolo, ma al riguardo non esistono prove documentali.
Infatti, cominciò a frequentare i giovani esponenti del comunismo maceratese e a confliggere con il fascino esercitato dal nascente fascismo, da lui detestato, sui compagni di classe, con i quali arrivò a scontrarsi dapprima verbalmente, per poi essere vigliaccamente pestato e costretto a ingurgitare l’olio di ricino nella sede del Fascio.
Malgrado la Questura di Macerata sapesse delle sue idee comuniste, non lo ritenne però pericoloso e non lo schedò, dato che aveva solo 16 anni. Tuttavia, Engles fu obbligato a lasciare Macerata e a tornarci in incognito solo per sostenere da privatista gli esami e non compromettere l’anno scolastico. Il suo profitto subì un inevitabile calo rispetto al ginnasio, specie nel voto in condotta, quasi a voler suggellare quanto annotò la Questura: «durante la permanenza in questa città nella scuola si è sempre dimostrato negligente e svogliato». Gli unici due otto li riportò in ginnastica e in filosofia, segno dei suoi interessi sull’uomo e sulla società.
L’anno successivo si trasferì a Jesi, al Liceo Classico Vittorio Emanuele II, dove la persecuzione fascista si affievolì. Si diplomò e tornò a prendere dieci in condotta.
La definitiva maturazione politica di Engles Profili coincise con l’iscrizione all’Università La Sapienza di Roma Facoltà di medicina per coronare il sogno della sua vita di diventare medico, un tratto ideale della sua personalità per «rimanere in mezzo al popolo più misero e assisterlo nella tremenda falciatura della tubercolosi», scrisse nel 1944 l’eminente dott. Rudello Garofoli, già sindaco di Fabriano nel 1946, nel ricordarne la figura.
A Roma Engles trascorse il suo tempo fra gli studi e l’impegno politico. Ci capitò nell’autunno del 1923, nel bel mezzo della «battuta anticomunista» ad opera della polizia in accordo con le squadre fasciste, che mise fuori gioco anche a livello locale il gruppo dirigente bordighiano, così si trovò a collaborare con personaggi come Gramsci, Togliatti, Spinelli, Loris Gasparri, e con i compagni marchigiani Cesare Marcucci, Andrea Jommi, Virginio Borioni, Goffredo Rosini, come emerge dalle memorie di Spinelli, dai documenti d’archivio e dalla bibliografia che riguarda costoro.
Nel 1924 collaborò con «l’Unità» e intervenne nel dibattito che allora animava il PCI sulla necessità di costituire i Comitati operai e contadini o sulla tattica da seguire nei confronti degli altri partiti dell’Aventino dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti.
Alla fine di quell’anno, il giornale fondato da Gramsci riportò anche una dettagliata cronaca, non firmata ma forse ispirata da Profili, sull’eroico sciopero intrapreso dai cartai di Fabriano e di Pioraco, durato quasi due mesi, contro la decisione della Cartiera Miliani che approfittò della mutata condizione politica per disdire il contratto di lavoro firmato nel 1923 e di mettere all’ordine del giorno la riduzione dei salari, l’abolizione del caroviveri e il licenziamento del personale in esubero, cioè 100 donne e 35 uomini.
L’impegno politico del giovane, sebbene ispirato alle regole cospirative più severe, non passò inosservato, così tra il 1924 e il 1927, con l’approvazione delle «leggi fascistissime», il comunista Profili venne arrestato più volte, schedato come «pericoloso sovversivo» dalla Questura di Ancona e inviato al confino, per Camilla Poesio «l’arma silenziosa del regime», solo perché aveva cambiato domicilio a Roma e a Fabriano, senza averne dato alcun preavviso alle Autorità di pubblica sicurezza.
Sui drammatici trasferimenti cui furono costretti i confinati prima di raggiungere la destinazione assegnata, esiste un commovente racconto del senatore socialista fiorentino Juarès Busoni (1901-1989), che nel 1926, diretto alle Tremiti, incontrò Profili, diretto a Lagonegro, alla stazione di Ancona, prima di essere entrambi reclusi in via temporanea a Santa Palatia.
A Engles andò bene, perché, grazie alle suppliche (conservate in archivio) che il padre Giambattista inviò al Capo del Governo, venne inviato a Lipari, affinché potesse ultimare, seppur da confinato, gli studi nella vicina Università di Messina.
Paradossalmente, questo periodo fu fondamentale nella vita di Engles, perché nel 1929 si laureò brillantemente con la votazione di 108/110 con due luminari della medicina legale, i proff. Giuseppe Falco e Vittorio Siracusa, i quali – come rivelò quest’ultimo a Benito Moriconi nella memoria scritta nel 1962 – lo presero a ben volere «perché intelligente, volenteroso, studioso, educato, rispettoso, timido, buono e gentile».
Il professor Siracusa restò per sempre amico della Famiglia Profili, al punto che nel 1968 e nel 1969 fu testimone di nozze dei figli gemelli di Engles, Rinaldo (deceduto nel 2019) e Vincenzo, ancora vivente all’età di novant’anni. Anche il maceratese dott. Loris Gasparri, compagno di liceo di Engles, mantenne lo stesso rapporto di affettuosa amicizia con la famiglia, che nel 1950 presentò a Palmiro Togliatti,
che ricordò di aver conosciuto Engles a Roma nel lontano 1924.
I lunghi anni trascorsi fuori casa, compresi i noiosissimi mesi del servizio militare a Catania, il desiderio di esercitare la professione di medico specialista nelle malattie di petto e di formarsi una famiglia con Loreta Santoni di Jesi, che sposò il 27 dicembre 1933, generarono nel giovane Profili l’esigenza di una profonda rivisitazione della propria vita e la consapevolezza di dover effettuare scelte dolorose, pur di avere il rilascio del certificato di buona condotta politica, morale e civile, che gli avrebbe consentito di iscriversi all’Albo dei medici e di poter lavorare.
Perciò, alla fine del 1933 decise di iscriversi al PNF e il 10 dicembre 1934 – come rivela la documentazione conservata all’Archivio Centrale dello Stato di Roma – inoltrò l’atto di sottomissione al Ministero dell’Interno, che, secondo gli storici Leonardo Rapone e Gianni Oliva, non fu un caso isolato tra i comunisti, perché essi «…dopo il 1932, negli anni di maggior consenso del fascismo, sposarono la tattica del lavoro legale, inteso come sforzo di costruire la trama di un movimento di opposizione entro la cornice del dominio fascista nella società», spingendo i militanti a entrare nelle organizzazioni di massa del regime.
Gli anni compresi tra il 1935 e il 1943 furono i più felici per il dottor Profili, divenuto uno stimatissimo specialista delle malattie di petto; soprattutto, mantenne la promessa di divenire il medico dei poveri, che il venerdì visitava gratuitamente le persone indigenti nel suo attrezzatissimo ambulatorio in via Gentile 9. Furono anni felici anche sul piano sentimentale e umano, come provano le 243 lettere e le 170 cartoline dell’inedito Epistolario conservato nell’Archivio di famiglia, un vero scrigno di memorie, che permette di ricostruire il ricchissimo mondo interiore di Engles, a cominciare dal fantastico rapporto con la moglie Loreta (la sua adorata Lores) e con i gemelli nati nel 1935, fino agli scambi epistolari (non molti ma significativi) con i vecchi amici di università o con gli ex commilitoni.
La maggior parte delle lettere – indirizzate alla moglie – riguardano il periodo in cui il dottor Profili venne richiamato nell’Esercito e inviato nel marzo 1942 a Pola, in Istria, occupata militarmente dall’Italia, dove divenne anche direttore del locale Dispensario.
Sul piano storico, le lettere più importanti sono quelle successive al 26 luglio 1943, quando Engles intuì che gli avvenimenti stavano bruscamente cambiando e allora, messa da parte la prudenza per non essere intercettato dalla censura, chiese insistentemente notizie a Loreta su ciò che stava accadendo a Fabriano e se gli inviava copie del «Corriere Adriatico» e de «Il Mondo».
Dopo l’8 settembre Profili non perse altro tempo e, profittando del suo precario stato di salute, tornò a casa e da consumato organizzatore cominciò, dapprima, a prendere i contatti con i vecchi compagni comunisti, convincendoli a mettere da parte le divisioni interne e a costruire alleanze con gli uomini migliori dell’antifascismo fabrianese, con l’obiettivo di costituire il Comitato di liberazione nazionale e di stampare il giornale clandestino «La Riscossa», con l’obiettivo di coordinare l’attività dei quattro gruppi partigiani e dei GAP.
Per i suoi trascorsi di stimatissimo medico condotto nella vasta zona di Esanatoglia, Matelica, Cerreto d’Esi, il CLN affidò al dottor Profili il compito di collegamento con la Resistenza di quelle realtà, assolvendo anche alla funzione di curare e assistere i partigiani, come hanno testimoniato il capitano Giuseppe Baldini del gruppo Roti di Matelica, Silvio Battistini, membro del CLN matelicese, e Bartolo Ciccardini, deputato della Repubblica e storico della sua natìa Cerreto d’Esi.
Con questa accusa, il 13 aprile 1944 i nazifascisti – guidati dalla collaboratrice Adriana Barocci, la belva di Fabriano – lo fermarono in località Serraloggia e il 22 aprile lo uccisero all’età di 39 anni mentre lo torturavano, ma dalla sua bocca non uscì una parola sugli organizzatori della Resistenza e sui loro piani. Infine, lo gettarono in una scarpata fuori Fabriano, un po’ come capitò a Matteotti, che fu ritrovato nel bosco della Quartarella, a una ventina di chilometri da Roma.
A Fabriano il cordoglio fu generale e, da allora, il 22 aprile di ogni anno quel luogo è diventato la meta di un pellegrinaggio laico di tutta la comunità fabrianese, che – come scrisse nel 1955 Dino Diotallevi, storico dirigente regionale del PCI – sembra sussurrargli:
Non invano cadesti tu Engles, / compagno nostro. Aprile rinverdisce / le macchie in cui covammo / l’ansia, l’odio, la fede liberatrice: / le adorna di bacche e di viole. / La tua morte è primavera, il tuo sangue / un torrente, tu sei tra noi. / hai la fame del disoccupato, / hai l’ira dell’operaio, / hai il pianto del contadino / hai il volto del partito, / la nostra felice battaglia. / Passo su passo, pietra su pietra, / tu sei con noi e cantiamo. / Non invano cadesti tu Engles, / Non invano.
Nel dopoguerra, i concittadini non dimenticarono affatto il sacrificio del dottor Profili, intitolandogli l’Ospedale civile, mentre i compagni di partito gli intitolarono la Sezione Centro, la più importante delle diverse che avevano nel territorio comunale, e i vecchi partigiani gli intestarono la Sezione Anpi di Fabriano.
Seppure molto tardivamente, nel 2005, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito alla memoria di Engles Profili la Medaglia d’Oro al Valore Civile.
Macerata, 23 maggio 2025 Terenzio Baldoni
(presidente LabStoria)



















