PREMESSA – In un articolo pubblicato il 12 settembre 1953 nel settimanale L’AZIONE Romualdo Sassi
scriveva che sul ponte dell’Aera fu trovata una fucina per la lavorazione del ferro e che questa circostanza è
ben documentata.

– FIGURA 1 –
Di fatto molte fonti storiche documentano la presenza di una o più fucine
di fabbro operanti sugli ampliamenti del ponte in epoca medievale. Per convalidare la sua opinione Sassi
riporta nell’articolo un fatto concreto citando un passo di cronaca del conte Antonio Giampé, i cui
memoriali, conservati nella biblioteca del marchese Serafini, sono un patrimonio prezioso degli avvenimenti
avvenuti a Fabriano nei primi decenni del XIX secolo.

– FIGURA 2 –
Egli racconta che durante i lavori di
scavo sopra il ponte fu trovato un locale interrato, di circa venti metri quadrati, le cui pareti erano state
costruite con le stesse pietre dure del ponte. Conclude il suo racconto affermando che nel locale, in cui
furono trovate due “chiappelle”, non c’erano altri reperti per sostenere con certezza che in passato fosse
stato adibito alla lavorazione del ferro. Pur non essendoci prove concrete che la stanza sia stata una
bottega di fabbro, dal racconto emerge come dato inconfutabile che si tratta di un ambiente medievale, sia
perché costruito con lo stesso materiale del ponte, sia perché posizionato più in basso dell’attuale piano
stradale, come le fucine dei fabbri ritrovate in piazza del mercato. Questa considerazione porta a
concludere che si tratta di una stanza costruita sopra il ponte in epoca medievale. La lettura di questo
articolo mi ha indotto a produrre una testimonianza, riferibile al ricordo di un locale interrato nella casa dei
miei nonni, costruita in via Cialdini sopra il ponte dell’Aera, il cui pavimento era più basso del pianoterra. Ho
quindi avanzato l’ipotesi che quel locale abbia ospitato nel medioevo la probabile bottega di fabbro di cui
parlano Romualdo Sassi e Antonio Giampé.
ANTICA ARTE DEI FABBRI. La lavorazione del ferro è la più antica attività produttiva della città ed è assunta
a simbolo della tradizione storica. Fin dal XIII secolo nell’emblema del Comune è rappresentata la figura di
un fabbro che batte il ferro nella sua bottega sopra il ponte dell’Aera. E’ visibile in una formella posta sulla
facciata laterale del palazzo vescovile. La costituzione ufficiale delle Corporazioni delle Arti è sancita in un
documento datato 31 settembre 1278, che comprende anche quella dei fabbri-ferrai. Questa Corporazione
aveva come cappella patronale la chiesetta di Santa Maria del Mercato, che fu sconsacrata e in gran parte
demolita. Oggi è identificabile sull’angolo sinistro della salita di via Terenzio Mamiani che porta alla
spianata di San Benedetto. Nella pinacoteca Brera di Milano è conservato un polittico di Luca Signorelli che
faceva parte dei suoi preziosi arredi artistici.
Nella storia di Fabriano ricorrono due eventi leggendari che interessano l’attività medievale dei fabbri. Il
primo, quello di Domenico Scevolini vissuto nel XVI secolo, narra della mitica figura di mastro Marino, un
fabbro pacificatore che pose fine alle discordie tra i due rissosi Signori di Castelvecchio e di Castelnuovo. Il
secondo, raccontato da Filippo Montanari storico settecentesco, attribuisce ad un collegio di fabbri
sentinati l’origine del loro mestiere nella valle del Giano, dove si sarebbero rifugiati nel 41 a.C. dopo la
distruzione di Sentinum ad opera dell’imperatore Ottaviano.
La rilevanza assunta dalla Corporazione dei fabbri emerge dalla Carta Maior. È un atto costitutivo del
governo comunale che nel 1198 sancì regole di convivenza tra le classi sociali, fissando obblighi e doveri.
Tra i firmatari dell’accordo figura anche un rappresentante della categoria citato con il nome di Petrus
Faber.
L’emblema dei fabbri fu inciso sulla moneta coniata a Fabriano nel XV secolo, grazie ad un privilegio
concesso dal papa Niccolò V che si era qui rifugiato nel 1449 a causa della peste. Così la descrive
Romualdo Sassi: “…. sul dritto una croce centrale e la scritta San Joannes. Impressa sul rovescio
l’incudine con sopra il martello, che è l’arma della nostra città ”.
IL PONTE NASCOSTO. Gian Paolo Ballelli e Fabrizio Moscé con una serie di ricerche hanno fatto
conoscere i luoghi insoliti e segreti di Fabriano. Con un’accurata indagine professionale, condotta
direttamente sul ponte dell’Aera, per la prima volta hanno delineato un suo diverso profilo
architettonico, rispetto alle conoscenze preesistenti. Nella struttura nascosta sotto il livello del
piano stradale hanno scoperto due campate da secoli dimenticate. Infatti il ponte originario non è
costituito da due fornici e un’unica pila centrale, come descritto dagli storici del passato, ma da
quattro arcate e tre solidi pilastri in pietra con la base a forma di rostro.
Tenendo conto delle loro ricerche e facendo appello alla mia immaginazione ho raffigurato il
ponte dell’Aera, allora chiamato “Pons Comunis”, come sarebbe potuto apparire quando era
ancora scoperto.

-FIGURA 3-
Subito al di fuori della prima cerchia comunale, collegava la Platea
Bassa con il Borgo di San Niccolò. Lungo l’argine destro del fiume Castellano erano già presenti le
fucine dei fabbri. Nel XV secolo a monte e a valle dell’opera originaria furono aggiunte due nuove
strutture, formate da archi a crociera in mattoni di cotto rossi. Negli ampliamenti, che
interessavano soltanto i due fornici centrali, furono collocate fucine di fabbro analoghe a quelle
più antiche che erano già da lungo tempo nella Platea Bassa. Nella FIGURA 4 è rappresentato il
ponte come poteva apparire dopo gli interventi di ampliamento.

GLI ANTICHI REPERTI DELLE FUCINE DI FABBRO SUL PONTE DELL’AERA. Facendo mente locale ai
ricordi della mia infanzia cercherò di rappresentare come appariva la zona sopra il livello del
ponte nascosto, prima che fosse distrutta nel tragico bombardamento dell’11 gennaio 1944.
Molte fonti storiche riferiscono che una o più botteghe di fabbro operavano fin dal XV secolo
sopra gli ampliamenti del ponte originario. Nei primi decenni del XIX secolo proprio su questi due
ampliamenti, là dove erano le fucine dei fabbri, furono costruiti alcuni edifici abitativi con un
negozio sottostante. Delimitavano via Cialdini, a monte e a valle, nel tratto iniziale partendo dal
Corso della Repubblica.


– FIGURE 5 e 6 –
Dalla cronaca di Antonio Giampé riportata nell’articolo di Sassi si può rilevare che sussiste un
consistente dislivello tra il piano stradale attuale e quello delle fucine dei fabbri.
Questa circostanza è stata verificata recentemente dal Comitato “Alla scoperta del Giano” con una
serie di ricerche sulle fucine di fabbro operanti fin dal medioevo nella Platea Bassa, lungo l’argine
destro del fiume Castellano. Scendendo nei sotterranei degli edifici che delimitano piazza Garibaldi
sul lato del fiume Giano, hanno trovato ambienti chiusi di cui si è persa la memoria, ingombri di
macerie risalenti al primo bombardamento di Fabriano. Questi locali sono al livello del fiume per
cui i membri del Comitato hanno dedotto che la quota della piazza del Mercato non sia stata
sempre quella attuale. Hanno confermato quindi che sussiste un consistente dislivello tra il piano-
strada della piazza e quello in cui erano posizionate le fucine fin dal medioevo,
Come e quando si sia formato questo dislivello, nella piazza e anche nella zona del ponte, lo spiega
Renato Ciavola nella sua originale pubblicazione “Luoghi, storia e storie di Fabriano”.
In origine la “piazza Mercatale” non era pianeggiante ma in leggera pendenza verso il fiume, che
disegnava allora un’ansa naturale prima di essere modificato con un percorso rettilineo artificiale.
Per ovviare agli allagamenti provocati dalle piene del fiume che investivano la piazza e le fucine dei
fabbri, fu deciso di livellare il suo pendio colmando l’avvallamento con un terrapieno. La terra fu
prelevata dalla prospiciente collina di San Benedetto, dove fu edificato a tenuta un robusto
muraglione in pietra. Di conseguenza le fucine originali dei fabbri rimasero al di sotto del nuovo
piano stradale.

– FIGURA 7 –
Il dislivello fu colmato in tutta la zona contigua fino ad interessare anche l’area del ponte. Pertanto
le fucine dei fabbri situate sopra i suoi ampliamenti si vennero a trovare anch’esse ad un livello più
basso del piano stradale odierno, come quelle ritrovate in piazza Garibaldi dal Comitato “Alla
scoperta del Giano”.
LA MIA TESTIMONIANZA. Faccio riferimento di nuovo ai ricordi della mia infanzia, che risale agli
anni trenta del secolo scorso. La casa dei nonni con il sottostante negozio di cappelli era stata
costruita sopra l’ampliamento centrale del ponte dell’Aera, quello a monte di via Cialdini, come
l’adiacente casa di proprietà Tisi.

– FIGURA 8 –
Nel retro di queste due abitazioni c’era un piccolo
cortile in cemento armato, tuttora esistente, costruito a ponte sul fiume, che è esattamente largo
quanto il suo alveo. Era accessibile dalle proprietà Tisi e Boccadoro, nonché dalla proprietà
Cencetti e dall’uscita di sicurezza del cinema Giano.

– FIGURA 9 –
Nella casa dei miei nonni c’era un locale interrato ad uso cantina, che ho frequentato abitualmente fino al giorno del primo
bombardamento. Aveva le pareti in pietra e il suo il pavimento era più basso rispetto al pianoterra
della casa. In una stanza adiacente da una botola si vedeva scorrere l’acqua del fiume sottostante,
quindi questo locale era certamente posizionato sopra un’arcata del ponte.

– FIGURA 10 –
Tenendo conto di queste circostanze, ritengo di poter avanzare l’ipotesi che questo locale
interrato più basso del pianoterra abbia ospitato una fucina di fabbro, quella stessa di cui parla
Romualdo Sassi nel suo articolo: “Un secolo fa si conservava presso il ponte una stanzetta
sotterranea, che poteva essere stata quella sonante officina…”.

– FIGURA 11 –
L’ipotesi è avvalorata dal resoconto di Antonio Giampé, che riferisce la cronaca di un fatto
concreto “… si dovette fare uno scavo di circa sei piedi di profondità … e si trovò esistere… una
camera lavorata con pietra dura, dunque della stessa struttura ed età del ponte…”. Quindi di fatto
questo locale è stato visto dagli operai che hanno effettuato lo scavo in via Cialdini, era situato
sopra la volta del ponte e sotto le case che già vi erano state costruite.
LA STUTTURA BELLA E INDISTRUTTIBILE DEL PONTE SECOLARE. Il ponte dell’Aera, che purtroppo
non è visibile, ha resistito nel corso dei secoli a catastrofici terremoti e ai tragici bombardamenti
che la città ha subito nell’ultimo conflitto mondiale.
Giorgio Vasari, attribuendo l’opera a Bernardo Rosselino, lo descrisse come un manufatto
straordinario. Lo storico d’arte Jean Baptiste d’Agincuort, nel suo trattato “Histoire de l’Art par les
monuments”, considera il ponte dell’Aera tra le opere di massimo interesse.
Attualmente il ponte è in ottime condizioni, come rilevato nei sopralluoghi effettuati dagli esperti
del Comitato “Alla scoperta del Giano”. Per rendersi conto di quanto sia robusta questa poderosa
opera basta pensare a quanto è avvenuto l’11 gennaio 1944 quando sotto le bombe le case
soprastanti sono crollate e il ponte è rimasto integro.

– FIGURA 12 –
Concludo riportando una bella immagine del “ponte nascosto”.

– FIGURA 13 –
In primo piano si vede l’arcata corrispondente all’ampliamento dei fornici centrali formata da mattoni di cotto
rossi. L’ampiezza dell’arcata corrisponde a quella dell’alveo del fiume. Sullo sfondo è visibile il
pilastro basilare in pietra e le due arcate centrali del ponte originario, sottostati a via Cialdini.






