“ La voce delle memorie mai perdute “ è il titolo di un libro scritto, in forma di diario, da Anna Maria Eustacchi Nardi. Racconta le vicissitudini vissute dalla sua famiglia nel periodo del fronte bellico in Italia tra le truppe anglo-americane e quelle tedesche che avevano invaso il nostro paese dopo l’armistizio dell’8 settembre firmato da Badoglio.
L’Autrice è figlia di Amleto Eustacchi che fu podestà prima della guerra e successivamente sindaco del comune di Pioraco. Dirigeva la locale cartiera Pietro Miliani, succursale del grande stabilimento cartaio di Fabriano.
Anna Maria Eustacchi frequentava allora la facoltà di lettere all’università di Roma, dove soggiornava in un pensionato insieme alla sorella Elly, che era iscritta alla facoltà di matematica. Nel mese di giugno 1943 entrambe da Roma tornarono a Pioraco per trascorrere le ferie estive in famiglia. Quella che sarebbe potuta essere una lieta vacanza fu funestata dagli eventi bellici che coinvolsero il suolo italiano. Il diario inizia proprio dal periodo in cui le truppe anglo-americane sbarcarono in Sicilia.
Il racconto è un percorso di vita familiare trascorsa tra difficoltà e pericoli. Il sottofondo culturale rende scorrevole e piacevole la sua lettura. Il contenuto narrativo è pervaso da un alone di profonda umanità. Già il titolo del libro induce a meditare sulla sensibilità di chi lo ha compilato. La prefazione è di Carlo Amleto Cammoranesi, direttore del settimanale L’Azione. Egli manifesta il rimpianto di non aver conosciuto Amleto Eustacchi, che era suo nonno materno essendo lui figlio di Elly la sorelle di Anna Maria. Scrive inoltre che la memoria resiste nel tempo ed è in grado di compiere capolavori editoriali di questo tipo se sorretta da una forte carica affettiva per i luoghi e le persone coinvolte. Questa citazione ha riportato alla mia memoria un pensiero di Romualdo Sassi secondo cui la conoscenza del passato dovrebbe avere inizio con la storia e le memorie della propria famiglia.
Tornando alla lettura del diario, nei mesi autunnali la guerra si fa sempre più vicina. Pioraco offre un rifugio sicuro agli sfollati di varie città. Il paese è racchiuso in una gola rocciosa a ridosso dei monti e non ha infrastrutture di interesse bellico.
A causa del conflitto bellico che perversa sul suolo italiano il ministro della Pubblica Istruzione rinviò la riapertura dell’anno accademico, pertanto Anna Maria e la sorella Elly non ripartono per continuare gli studi universitari a Roma.
Giorno dopo giorno si giunge alle feste natalizie, rattristate dalla penuria di generi alimentari e dal freddo intenso per la caduta di abbondanti nevicate. L’atmosfera è sempre più opprimente per il suono delle sirene di allarme che suonano sempre più spesso, per il panico provocato dagli eccidi dei nazi-fascisti, per l’ansia dei rastrellamenti da loro effettuati.
L’ 11 gennaio 1944 è una giornata fredda ma con il cielo sereno e un sole splendente. Anna Maria con la madre e la sorella partono in macchina per Fabriano dove contano di festeggiare come di consueto l’onomastico del nonno materno Igino, proprietario dell’albergo La Campana. L’automobile in cui viaggiavano non è riuscita a superare un valico per la neve caduta nei giorni passati. In grande quantità si era accumulata in quel luogo a causa della “rifirina” o refolo, un fenomeno atmosferico provocato dalle folate di vento. Pertanto con grande rammarico sono dovute ritornare a Pioraco.
Per questa fortunosa circostanza sono sopravvissute alla tragedia che si è abbattuta su Fabriano con il primo bombardamento, nel corso del quale l’albergo La Campana è completamente crollato e tutte le persone presenti sono decedute.
Gli eventi bellici si susseguono e la linea del fronte si avvicina progressivamente al territorio marchigiano.
Anche le festività pasquali trascorrono con malinconia per le crescenti ristrettezze. Si susseguono le feroci rappresaglie del militari tedeschi e le distruzioni che fanno prima della ritirata.
Il diario si conclude nel mese di luglio 1944. La Regione Marche è finalmente liberata e il fronte di guerra si è spostato a nord.
A Pioraco il Comitato di Liberazione chiede a Amleto Eustacchi di restare come primo cittadino assumendo la carica di Sindaco.
Inizia l’epoca postbellica, gli studi universitari riprenderanno e le vacanze saranno di nuovo giorni lieti e spensierati.
La lettura del libro mi ha coinvolto emotivamente perché vi sono citate due persone che fanno parte della mio albero genealogico: Aldo Bolzonetti che era mio zio in secondo grado perché cugino di mio padre e Alberto Bolzonetti che era mio cugino in secondo grado perché figlio di Alvaro fratello di Aldo.
Nel primo bombardamento di Fabriano il destino ha riservato anche alla mia famiglia una drammatica vicenda. Io e i miei familiari siamo rimasti miracolosamente illesi sotto le macerie della casa distrutta completamente come l’albergo La Campana e altre abitazioni di via Cialdini. Siamo stati fortunati, abbiamo perso tutto ma non la vita.
L’articolo è stato pubblicato sul settimanale L’Azione il 5 settembre 2020
Sandro Boccadoro






