“Dalle Marche con amore” è titolata la pubblicazione di Natasha Stefanenko, di cui riporto l’immagine della copertina.
Sono marchigiano perché nato a Fabriano nei lontani anni ’30. Anche se vivo a Firenze dai lontani anni ’50 amo profondamente le Marche e il suo bel capoluogo, Ancona, da cui si può ammirare sul mare sia l’alba che il tramonto. Questo spiega perché ho letto con intensa partecipazione il libro di Natasha Stefanenko, nata e cresciuta in gioventù nella grande Russia, la quale si definisce “marchigiana acquisita”.
Ritengo che le Marche, unica regione italiana dal nome plurale, sia anche l’unica che possa avvalersi di una guida turistica tanto inconsueta quanto esaltante.
Inconsueta perché l’Autrice nel raccontare si esprime con una modalità del tutto personale, rivolgendo spesso interrogativi al lettore tanto che si ha l’impressione di colloquiare direttamente con lei. Esaltante per le ripetute entusiastiche valutazioni del territorio marchigiano, fino a porre confronti che a volte, obiettivamente, sono un po’ esuberanti.
Una peculiarità di questa pubblicazione sono i frequenti intermezzi del tutto personali e familiari. Li riporta indicandoli lei stessa come tali: “Ho qualcosa di personale da raccontarvi …..” “Ho anche una confessione da farvi…..” “Vi ho raccontato questo pezzo di storia personale …..”
Mi riferisco alla descrizione dei primi incontri con il marito Luca, all’inserimento nella sua famiglia, alle vicende relative alla nascita della figlia e ai festeggiamenti per il suo diciottesimo compleanno, alla celebrazione del “Capodanno russo, del tutto fuori tempo massimo” perché cade il 13-14 gennaio.
Comunque, aldilà di questi intermezzi personali l’Autrice dimostra di aver acquisito una notevole conoscenza delle vicende e degli avvenimenti storici avvenuti nel corso dei secoli non soltanto nelle Marche ma in tutta la Nazione.
Dalla lettura emerge che Natasha Stefanenko è una persona molto sensibile, che ama intensamente il marito, la figlia, i componenti della famiglia. Li cita ripetutamente ed è evidente che sono sempre presenti nei suoi pensieri.
E’ sorprendente l’ammirazione e la devozione che manifesta per le Marche, regione dalla bellezza armoniosa, che è diventata la sua “meravigliosa terra adottiva”.
Perché e come sono nati questi sentimenti ce lo spiega nelle prime pagine del libro, Si è innamorata di questi luoghi dopo aver conosciuto Luca, di origine marchigiana, che è diventato suo marito. Facendo leva sul loro amore la convinse a trasferirsi da Milano a Sant’Elpidio a Mare “un paesino sperduto nelle Marche”. Ammette che all’inizio non sia stato semplice per lei, anzi uno shock. Ma pur con tutte le difficoltà iniziali progressivamente si è sentita a casa e la sua storia di amore per le Marche non ha fatto che intensificarsi.
Un altro punto di vista che sorprende è relativo ai contenuti specifici del libro come Guida turistica delle Marche. ”Una guida sentimentale alla regione dell’infinito” così è definita sulla copertina. Sentimentale perché,come l’Autrice ci spiega “ nasce da un ricordo personale,da un’intimità che non ha a che vedere soltanto con i luoghi,ma con quello che hanno rappresentato per me”.
Manifesta un’approfondita conoscenza dei luoghi, i più noti ma anche quelli meno conosciuti, “sono bellezze nascoste alla maggior parte dei visitatori e talvolta del marchigiani stessi”.
Passa in rassegna con descrizioni dettagliate il fascino del territorio e degli abitati, l’incanto dei borghi e dei parchi archeologici, i panorami dei paesaggi collinari e di quelli montani, gli scorci pittoreschi della coste marine, le tipiche usanze gastronomiche, la rievocazione di avvenimenti storici, il ricco patrimonio artistico e culturale
Particolare dedizione viene riservata alle tradizioni popolari, al linguaggio dialettale, al “modus vivendi marchigiano”. Cita ripetutamente vocaboli ed espressioni in parlata locale, riportando ogni volta tra parentesi la dizione in italiano.
In due passi della guida turistica si parla di Fabriano. Un primo riferimento quando cita il gigantesco mappamondo che si trova a Fermo nella sala del palazzo dei Priori. Scrive che “….. è stato realizzato dal cartografo Silvestro Moroncelli con la pregiatissima carta di Fabriano”.
Nel capitolo dedicato ai musei descrive la visita al Museo della carta e della filigrana, nel quale ella dice sono stati racchiusi settecento anni di tradizione cartaria. Alla gualchiera medievale dedica uno dei numerosi disegni di cui la guida è dotata. (vedi figura).
Nella parte finale del libro Natasha Stefanenko si augura di aver trasmesso ai lettori un po’ del suo entusiasmo. Per quanto mi riguarda c’è riuscita.
Inoltre si propone di cercare il dettaglio mancante “ma conto di rimediare presto”. Anzi dice di più perché invita i lettori a suggerirle qualcosa che nella guida manca. Pensa quindi di compilare una nuova edizione, aggiornata con altri riferimenti turistici.
In questo caso auspico che possa ricevere due mie indicazioni:
1° – Inserire l’immagine della fontana medievale di Fabriano “Fons Comunis”, chiamata in dialetto “Sturinalto”, che risale alla fine del XIII secolo. Per la struttura architettonica è unica nelle Marche ed è simile a quella di Perugia, che è altrettanto unica nell’Umbria.

2° – Visitare il bel Parco archeologico “Sentinum”, la cui “Civitas romana” risale al II secolo a.C.
Il Comune di Sassoferrato ha avviato un progetto triennale di ripresa degli scavi nell’area archeologica presentato da prestigiose Istituzioni accademiche americane. In particolare l’Hiram College dell’Ohio si farà carico delle attività di scavo e di ricerca nel corso di un triennio.
Concludo sottolineando che questa pubblicazione, basata su ricerche, memorie, testimonianze di vita vissuta, valorizza e promuove la conoscenza della Regione Marche. Inoltre, come scrive l’Autrice, è sicuramente uno stimolo a visitarla.
Sandro Boccadoro – Socio di LabStoria






